“Nessuna irregolarità nel processo di assegnazione dei Mondiali di calcio del 2018 alla Russia e del 2022 al Qatar”, scrive Hans-Joachim Eckert, presidente dello speciale tribunale della Commissione Etica della Fifa chiamato a esprimersi sul mare di tangenti, regalie, conti esteri e fondi neri che hanno accompagnato la votazione del dicembre 2010. Quello di Eckert non è un giudizio, ma il “riassunto” (qui disponibile sul sito ufficiale della Fifa) delle indagini condotte per contro della stessa Fifa dal superprocuratore americano Michael Garcia: un faldone di oltre 200mila pagine tra documenti e allegati, per tre anni di lavoro conclusi lo scorso luglio. Un sunto che è tutto quello che sarà reso pubblico perché, ha detto la stessa Fifa, l’inchiesta è secretata “per motivi legali” ed eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti di membri dell’organizzazione saranno presi più avanti senza renderne note le motivazioni.

Una presa di posizione che ha mandato su tutte le furie lo stesso procuratore Garcia, che ha detto senza mezzi termini: “Questo riassunto dell’inchiesta da me condotta è sicuramente incompleto e contiene diverse interpretazioni errate sia a livello dei fatti sia delle conclusioni”. Ma tant’è, questo è stato concesso al pubblico e nulla di più sarà rivelato. Caso archiviato, l’inchiesta “non ha riscontrato alcuna violazione di norme e regolamenti”. Il tutto nonostante dal 2011 all’interno dell’organizzazione che governa il calcio mondiale sia successo l’incredibile. Tra cui le forzate dimissioni di Mohammed Bin Hammam (boss del calcio asiatico) e Jack Warner (boss del calcio centro e nord americano) – su cui pendono ancora accuse di tangenti e fondi neri anche in una parallela inchiesta condotta dal Fbiavvenute in concomitanza con l’arresto di diversi dirigenti della Fifa e/o componenti di federazioni nazionali asiatiche e africane.

Come non bastassero le inchieste del Guardian o i report di Human Right Watch sulla condizione di schiavitù in cui vivono i migranti utilizzati come mano d’opera nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture in Qatar, ecco lo scorso luglio l’inchiesta del Sunday Times. Il giornale rivelava di essere in possesso di “centinaia di milioni di documenti segreti, tra email, lettere e trasferimenti bancari” che dimostrano che l’ex vicepresidente della Fifa (e delegato per il Qatar) Bin Hammam avrebbe pagato mazzette per oltre 5 milioni di dollari, soprattutto a votanti africani, per fare vincere il Qatar nell’assemblea del 2010.

Tutte queste tangenti, è invece scritto nel riassunto a firma di Eckert, servivano a scopo personale a questi dirigenti “per negoziare la propria rielezione”, e “non a comprare voti per far disputare la Coppa del Mondo in Russia e in Qatar”. Anzi, nel report in cui si assolvono Russia e Qatar si critica il tentativo della federcalcio inglese – la grande sconfitta, che sicura di aver messo le mani sul Mondiale del 2018 una volta perso si è trasformata nella grande accusatrice – di aver aiutato persone vicine a Jack Warner per sensibilizzarlo sul voto a suo favore. Che a Trinidad e Tobago, paese natale di Warner, l’Inghilterra abbia giocato qualche amichevole di troppo e investito milioni nello “sviluppo” non è un segreto, ma l’accenno del report alle magagne inglesi piuttosto che a quelle dell’emirato del Golfo Persico più che un avvertimento suona come una minaccia.

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