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    I film di Dino Risi  (2661 Click)
    Muore a 91 anni uno degli ultimi maestri del neorealismo e della commedia all'italiana
    08/06/2008
    Movie&Sport
    Cultura
     

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    Dino Risi (Milano23 dicembre 1916 – Roma7 giugno 2008) è stato un regista e sceneggiatore italiano.

    È stato uno dei maggiori interpreti della commedia all'italiana insieme a Mario Monicelli, Luigi Comencini, Pietro Germi, Nanni Loy ed Ettore Scola.

    Dopo aver conseguito la laurea in Medicina, si rifiuta di diventare uno psichiatra, come avrebbero desiderato i genitori, ed inizia la sua carriera cinematografica lavorando per Mario Soldati e Alberto Lattuada. La sua opera prima è un cortometraggio girato nel 1948, Barboni, sulla disoccupazione a Milano. A questo fecero seguito altri lavori, tra cui il corto Buio in sala, girato in una Milano con ancora i segni e le macerie della guerra, storia di un viaggiatore di commercio impacciato e un po' depresso che, entrato in un cinema dove si proiettava un film western, ne esce più forte e risoluto (Risi parlò del cinema come "maestro di vita"). Il corto, che era costato duecentomila lire, fu venduto a Carlo Ponti per due milioni e il fatto contribuì a rafforzare la vocazione creativa in Risi, che si trasferì a Roma. Qui, memore della sua esperienza ospedaliera, il suo primo lavoro fu la scrittura del soggetto del film Anna (1951) di Alberto Lattuada, con Silvana Mangano.

    All'età di 35 anni gira il suo primo lungometraggio, Vacanze col gangster (1951), e nello stesso anno nasce il figlio Marco.

    Il successo arriva grazie a Pane, amore e... (1955), sequel dei fortunati Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia, che raccontano le comiche imprese del maresciallo Carotenuto (interpretato in tutte le pellicole da Vittorio De Sica), che nei primi due film, diretti da Luigi Comencini, era corteggiato da Gina Lollobrigida, mentre nel terzo episodio della serie, quello diretto da Risi, si trova inseguito da un'interessata Sophia Loren.

    Continua poi con Poveri ma belli (1956), commedia girata con pochi soldi, ma che riscosse grande consenso di pubblico, tanto da avere anche due sequel. Risi lavora con tanti grandi attori, ma principalmente con Alberto Sordi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman, i suoi "prediletti". Con Sordi gira Il vedovo (1958), cinica satira di costume con una strepitosa Franca Valeri, mentre dirige Gassman ne Il mattatore (1960), film che vede la definitiva affermazione dell'attore genovese in ruoli comici, dopo l'exploit de I soliti ignoti.

    Gli anni' 60 consacrano il cinema di Dino Risi, vari critici lo assimilano a Billy Wilder. Offre a Sordi un ruolo drammatico in Una vita difficile (1961), a fianco di Lea Massari; e rivoluziona la commedia privandola dell'happy-ending ne Il sorpasso (1962), la pellicola più indissolubilmente legata al suo nome, antesignana dei road-movie americani, con un cialtronesco ma irresistibile Vittorio Gassman, impegnato nella iniziazione alla vita di un timido e impacciato studente (Jean-Louis Trintignant), sullo sfondo dell'Italia del boom economico. Gassman è protagonista anche nel graffiante film ad episodi I mostri (1963), accanto a Ugo Tognazzi. Del 1964 è Il gaucho, racconto al vetriolo della fallimentare trasferta argentina di un gruppo di scalcagnati cinematografari, capeggiati dal solito Gassman.

    Risi offre un efficace bozzetto dell'Italia vacanziera ne L'ombrellone (1965), con Enrico Maria Salerno e Sandra Milo, dopodiché lavora con Nino Manfredi e Totò in Operazione San Gennaro (1966), e poi ancora con Gassman ne Il tigre (1967) e Il profeta (1968).

    Riesce a non far parlare per l'intero film uno stralunato Tognazzi con parrucca alla Harpo Marx in Straziami, ma di baci saziami (1968), un altro dei suoi capolavori, tutto giocato sugli stereotipi del facile romanticismo dei fotoromanzi e delle canzonette di Sanremo, e impreziosito dalla efficacissima interpretazione della coppia Nino Manfredi, Pamela Tiffin.

    Nel film a episodi Vedo nudo (1969) affronta il tema della sessualità dopo il Sessantotto, con un Manfredi che si cimenta in ben sette personaggi diversi: sulla stessa falsariga seguiranno Sessomatto (1973), con Giancarlo Giannini e Laura Antonelli, e Sesso e volentieri (1982), con Johnny Dorelli, la Antonelli e Gloria Guida. Negli anni '70 fotografa benissimo i vizi e i difetti degli italiani ne In nome del popolo italiano (1971), con la coppia sempre affiatata Tognazzi (nel ruolo dell'integerrimo giudice Bonifazi) e Gassman (in quello dell'industriale gaglioffo Santenocito), con grande successo di pubblico e critica.

    Passa poi al dramma psicologico con Profumo di donna (1974) e Anima persa (1976), due pellicole straordinarie, tratte entrambe da romanzi di Giovanni Arpino e interpretati da un perfetto Gassman; di Profumo di donna sarà girato anche un remake hollywoodiano, Scent of a Woman - Profumo di donna, con Al Pacino, diretto da Martin Brest, nel 1992.

    Torna a lavorare insieme a Mario Monicelli e Ettore Scola ne I nuovi mostri (1977), un altro film a episodi, ideale seguito dei Mostri di una quindicina di anni prima, dopodiché dirige Renato Pozzetto in Sono fotogenico (1980) e Lino Banfi ne Il commissario Lo Gatto (1986). Da ricordare anche Fantasma d'amore (1981), nel quale racconta una nostalgica storia d'amore tra Marcello Mastroianni che rincorre la defunta amante, una straordinaria Romy Schneider, per le strade di Pavia; e Scemo di guerra (1985), con Coluche e Beppe Grillo, tratto dal romanzo di Mario Tobino Il deserto della Libia, al quale una ventina d'anni dopo l'amico Monicelli s'ispirerà per il suo ultimo film, Le rose del deserto.

    Negli anni '90 lavora per l'ultima volta con l'amico Gassman in Tolgo il disturbo (1990) e realizza Giovani e belli (1996), un fallimentare remake di Poveri ma belli che resterà purtroppo il suo ultimo film.

    Nel 2002 riceve il Leone d'Oro alla carriera.

    Nel 2004 pubblica l'autobiografia I miei mostri ed è, inoltre, uno degli ospiti d'onore della prima edizione del "Festival della Mente" di Sarzana (SP).

    Il 30 maggio 2007 è intervistato da Piero Chiambretti, durante la trasmissione Markette.

    Il regista è cugino di secondo grado della scrittrice Carla Porta Musa.

    Per una trentina di anni, vive in un'appartamento del residence Aldrovandi a Roma, nel cuore del quartiere Parioli, dove si spegne improvvisamente la mattina del 7 giugno 2008.

    La malattia gli fece desiderare l'eutanasia.[1]




     
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