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    Tahar Ben Jelloun  (6469 Click)
    Per l'Occidente il miglior scrittore marocchino
    14/06/2008
    Movie&Sport
    Cultura
     

    dal sito del Premio Grinzane

     

    É nato a Fès, in Marocco, nel 1944. Dopo aver studiato filosofia a Rabat, ha iniziato la sua attività letteraria collaborando con la rivista Souffles, che raccoglieva, sotto la guida del poeta Abdellatif Laabi, giovani intellettuali francofoni. Nel 1971 si trasferisce a Parigi per conseguire un dottorato in psichiatria sociale, che ottiene quattro anni più tardi. Dagli incontri con i pazienti maghrebini immigrati trae spunto per La plus haute des solitudes (Editions du Seuil, 1977 - L’estrema solitudine, Bompiani, 1999), in cui attraverso decine di incontri, interviste, storie e voci che si intrecciano, si compone un quadro della condizione dell’uomo immigrato, straniero al mondo che lo circonda.
    A tutt’oggi è considerato il più grande scrittore maghrebino contemporaneo. Romanziere, poeta, giornalista, collabora con Le Monde, La Repubblica e Panorama con acuti e attenti articoli di osservazione internazionale. Tra le sue opere si ricordano: Creatura di sabbia (Einaudi, 1987); Notte fatale (Einaudi, 1988 - Premio Goncourt); Giorno di silenzio a Tangeri (Einaudi, 1989); Le pareti della solitudine (Einaudi, 1990); Dove lo Stato non c’è. Racconti italiani (Einaudi, 1991); Lo scrivano (Einaudi, 1992); A occhi bassi (Einaudi, 1993); L’amicizia e l’ombra del tradimento (Einaudi, 1994); Lo specchio delle falene (Einaudi, 1998) e L’albergo dei poveri (Einaudi, 1999 - Premio Grinzane Cavour 2000, sezione Narrativa Straniera). Nel 1998, per la casa editrice Einaudi, esce Stelle velate. Poesie 1966-1995, un’antologia dalla rara capacità evocativa che raccoglie le tappe poetiche più significative in lingua francese, pubblicate dall’autore dal 1966 al 1995; una testimonianza del percorso svolto dall’artista alla ricerca della rarefazione emotiva e spirituale.

    Per il suo impegno civile e intellettuale ha assunto il ruolo di mediatore tra l’Occidente cattolico e un Islam moderato e illuminato. Esemplari in tal senso le opere Il razzismo spiegato a mia figlia (Bompiani, 1998), che gli è valso il “Global Tolerance Award”, e L’Islam spiegato ai nostri figli (Bompiani, 2001).
    Con Amori stregati (Bompiani, 2003), attingendo alle mille fonti dell’immaginario favolistico e delle tradizioni magiche del mitico Oriente, tratteggia con stile superbo l’universo del sentimento amoroso e lo declina nelle sue molteplici e spesso impreviste forme, nella consapevolezza, ora divertita ora malinconica, che l’amore e il sesso sono i più grandi incantesimi del mondo, veicolo e luogo di supremi misteri, di pulsioni incontrollabili, di fascinazioni uniche e irripetibili: come la natura umana.
    Mia madre, la mia bambina, uscito per Einaudi nel 2006, racconta la storia commovente della malattia della madre, colpita dall’Alzheimer. Nel 2007 esce Partire (Bompiani): narra la storia di emigrazione di un giovane algerino che lascia il suo paese per inseguire il mito dell’Europa che brilla al di là dello stretto, ma vede i suoi sogni infrangersi dolorosamente.
    Il suo ultimo lavoro, L’ha ucciso lei (Einaudi, 2008), parla di Mohamed, immigrato che ha lavorato per tutta la vita in Francia, lontano dal suo villaggio natale. La pensione ha ucciso il suo amico Brahim e lui non vuole fare la stessa fine. Tornerà quindi in Marocco e terminerà la casa che ha iniziato a costruire laggiù, nella speranza che la sua anima confusa e smarrita trovi un po’ di pace. Un apologo folgorante sulla vecchiaia, lo sradicamento e l’emigrazione.




     
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