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    Funari canta "A muso duro" di Bertoli  (2895 Click)
    Gianfranco Funari, commosso, canta con Pierangelo Bertoli in playback
    17/07/2008
    nanus_08
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    Gianfranco Funari (Roma21 marzo 1932 – Milano12 luglio 2008) è stato un conduttore televisivo e opinionista italiano, autodefinitosi "il giornalaio più famoso d'Italia". Si rese celebre con uno stile comunicativo particolare, forse intenso, caratterizzato da un linguaggio caustico, a volte volgare, che trattava temi politici e di attualità con grandissima padronanza del mezzo televisivo, riuscendo a creare spesso polemiche e rappresentando il bersaglio di critiche e di attacchi da più parti. Lo stesso Funari affermava che in televisione

    Nato da un padre tipografo di idee socialiste, come primo impiego, lavorò presso una ditta di acque minerali come rappresentante e successivamente prese servizio come croupier prima a Saint-Vincent e poi per sette anni a Hong Kong.

    Dopo alcune esibizioni amatoriali come cabarettista in vari locali romani come Il Giardino dei Supplizi e il Sette per Otto, nel 1967 fu notato da Oreste Lionello, che gli propose di entrare nei suoi spettacoli, e dall'entourage di Mina, che lo fece approdare al Derby di Milano, dove debuttò il 30 aprile 1969 interpretando dei monologhi di satira di costume.

    Il 1970 fu l'anno del debutto televisivo con La domenica è un'altra cosa con Raffaele Pisu, cui fece seguito il programma di Castellano e Pipolo Foto di gruppo (1974); scrisse anche un romanzo, Famiglia svendesi, e recitò nel film di Domenico Paolella Belli e brutti ridono tutti. Incise anche un 45 giri con due canzoni: Io faccio niente e A 80 anni è vietato morire il 14 agosto.

    Come conduttore debuttò sul piccolo schermo a Telemontecarlo nel 1980, con il programma Torti in faccia (che qualche anno più tardi proporrà a Bruno Voglino, dirigente RAI, senza riceverne un riscontro positivo)[2], con una formula innovativa che proponeva contenziosi verbali fra categorie di semplici cittadini, formula che ripropose con successo nella seconda serata del venerdì di Rai Due, chiamato da Giovanni Minoli a condurre Abboccaperta (1984).

    Nel 1987 Funari sposò in seconde nozze Rossana Seghezzi, ballerina della Scala (da cui si separerà nel 1997) e iniziò a condurre su Rai Due la trasmissione Mezzogiorno è, che andrà avanti per tre stagioni nella fascia meridiana, fino a quando, a causa dell'invito fatto a La Malfa e non gradito dai vertici dell'azienda, fu allontanato; riprese ad arringare il pubblico mettendo i politici alla gogna, sulla stessa falsariga e secondo il suo stile ormai delineato, con Mezzogiorno italiano su Italia 1 (1991).

    In quegli anni inventò un nuovo modo di fare pubblicità, "sposando" letteralmente il prodotto (mortadella, pigiami), che Funari portava in trasmissione all'interno dei programmi.[3] Ciò fu poi vietato dalle più stringenti normative sugli spot entrate in vigore nel 1995. Fu testimonial dal 1988 al 1990 per la carne in gelatina Manzotin, e dal 1992 al 1995 per il quotidiano nazionale L'Indipendente (da lui anche diretto, con scarsa fortuna, nel 1994).

    Nel periodo di Mani Pulite, la critica politica dei programmi di Funari si fece molto più serrata, attaccando ancora di più i partiti coinvolti negli scandali. Successivamente su questi temi intervistò ad Hammamet Bettino Craxi, condannato in contumacia

    A causa di alcuni dissapori con Berlusconi (intimato da Bettino Craxi), Funari fu costretto a lasciare anche la Fininvest,[citazione necessaria] presso cui sarebbe tornato, dopo una stagione di distacco, con le strisce Funari news, Punto di svolta e L'originale su Retequattro.

    Dopo la breve parentesi alla direzione del quotidiano L'Indipendente tornò alla televisione con il suo debutto su Odeon Tv, per cui condusse Funari live e L'edicola di Funari; nel 1996 tornò in Rai con Napoli capitale, un talk-show politico diretto da Anna La Rosa che ebbe vita breve.

    Di nuovo senza contratto, Funari riprovò, andando in onda in tutta Italia tramite un circuito di piccole emittenti locali, con Zona Franca, un esperimento già tentato qualche anno prima durante il momentaneo distacco dalle reti Fininvest. Ad Antenna 3 Lombardia conobbe Morena Zapparoli, che sarebbe diventata sua terza moglie nel 2004. [4]

    Nel 1997 decise di candidarsi a sindaco di Milano con una sua "Lista Funari", ma all'ultimo momento rinunciò al progetto, nonostante il buon riscontro ottenuto nei sondaggi.

    Subì un delicato intervento al cuore che minò la sua salute ma non la sua verve polemica, e celebre rimane il suo attacco alla sanità pubblica gestita dal ministro Rosy Bindi durante la prima serata di Rai Uno nella trasmissione di Fabrizio Frizzi Per tutta la vita.

    Nel 2000 fu ospite fisso di Antonella Clerici e Maria Teresa Ruta in A tu per tu di Mediaset, tornato alla sua fascia oraria prediletta, quella delle "casalinghe". La trasmissione durò solo una stagione e Funari tornò sui circuiti minori come quello di Odeon, dove realizzò diverse trasmissioni, tra cui Extra Omnes e Virus, con buoni ascolti. Mandò in onda, tra l'altro, nel 2006, un'intervista esclusiva di Morena Zapparoli a Piergiorgio Welby, la cui battaglia per l'eutanasia fu appoggiata dal conduttore, che partecipò successivamente anche ad eventi per ricordarlo.[5]

    Negli anni del nuovo millennio, Funari intervenne più volte a dibattiti sulla storia della televisione, della quale è considerato una vera e propria leggenda.

    Nel 2005 effettuò molteplici ospitate a Markette e Matrix. In quest'ultimo programma, condotto da Enrico Mentana, avviò una polemica con Michele Santoro per la sua partecipazione a Rockpolitik. Considerandosi anch'esso un epurato, non accettò il vittimismo del giornalista. Ma si lanciò anche in memorabili battute: «Nei cinque anni di governo, Berlusconi ha pensato ai cazzi propri e a quelli degli italiani. I suoi je so' riusciti, i nostri un po' meno!», ed ancora «Nella mia carriera televisiva mi son fatto due scopate, Rai e Mediaset, per il resto tutte pippe».[citazione necessaria] Nella trasmissione di La7 invece, entrò in polemica con l'avvocato Carlo Taormina, all'epoca difensore di Annamaria Franzoni: «Son contento di non aver fatto il giudice, perché se mi fossi trovato di fronte l'avvocato Taormina, avrei dato al suo assistito l'ergastolo, anche se questo fosse stato innocente». Taormina si sentì offeso e Piero Chiambretti organizzò una puntata riparatrice, che si concluse con la pace tra i due.

    Nel dicembre dello stesso anno, fece ancora parlare di sé con il suo appello lanciato durante l'intervista-verità di Paolo Bonolis nel corso di una puntata del talk-show Il senso della vita: «Ho fatto cinque by pass, tutt'e due le coronarie e tra poco tocca all'arteria femorale. Ragazzi, vi prego, non fumate. Non fumate!»[6].

    Nel 2007 Funari pubblicò un calendario curato da Marco Falorni, "marzo 2007 - febbraio 2008, anno secondo GF", in cui mese per mese ripercorreva con Marco Travaglio e Giancarlo Caselli gli scandali che hanno colpito l'Italia in questi ultimi anni.

    Funari apparve anche come attore in film per il cinema (Simpatici & antipatici di Christian De Sica, nel 1998), in fiction televisive ("Lo sbirro" di Pasquale Squitieri) e in opere teatrali ("Candido soap opera musical", diretto da Andrea Liberovici e liberamente tratto dal Candido di Voltaire[7]). Recitò infine nei cortometraggi "Re Lear – otto Flashback" e "500 mila leoni", entrambi diretti da Andrea Liberovici su testo di Aldo Nove. Nel secondo, di cui era unico protagonista, venivano raccontati gli ultimi momenti di vita di Johnny Weissmuller, l'attore che negli anni trenta aveva interpretato Tarzan e che finì pazzo rinchiuso in un manicomio. Questo cortometraggio fu premiato al festival di Locarno.[8]

    Funari tornò in video su circuiti nazionali nell'aprile del 2007, il sabato sera in prima serata su Rai Uno, con la trasmissione Apocalypse Show, uno spettacolo che univa lo show alla denuncia sociale, ideato da Diego Cugia ed incentrato su un'ipotetica, prossima apocalisse ecologica. I co-conduttori erano la showgirl spagnola Esther Ortega e Fabio De Luigi, imitatore e showman reso celebre dalla Gialappa's Band. La trasmissione era stata lanciata da un promo che, citando una famosa scena del film di Federico Fellini Amarcord, vedeva il conduttore arrampicato su un albero gridare in dialetto romanesco

    Gli ascolti bassi della prima puntata segnarono già una brusca battuta d'arresto all'entusiasmo per il ritorno di Funari su una rete RAI. La settimana seguente la trasmissione ottenne il più basso tasso d'ascolti registrato da Rai Uno in prima serata e l'autore Diego Cugia e i presentatori Fabio De Luigi ed Esther Ortega abbandonarono il programma, che cambiò nome in "Vietato Funari". La terza puntata registrò un ulteriore calo di share, ma nonostante ciò il direttore della rete Fabrizio Del Noce decise comunque di non chiudere lo show e di farlo giungere fino alla quinta e ultima puntata.

    A fine 2007 Gianfranco Funari condusse su Odeon TV i suoi due ultimi programmi, "La storia siamo io" e "Funari Late show".

    All'inizio del 2008 viene ricoverato all'Istituto San Raffaele di Milano dove, dopo essere andato in coma diabetico e per due volte in coma farmacologico, a causa dell'insorgere di gravissime complicazioni polmonari si è spento all'alba del 12 luglio all'età di 76 anni.

    Le esequie si sono celebrate nella chiesa di San Marco di Milano. L'ingresso del feretro è stato accompagnato dalla canzone Blowin' in the Wind di Bob Dylan, recitata dalla voce di Funari stesso. Come chiesto da Funari, all'interno della sua bara sono stati posti tre pacchetti di sigarette, alcune fiches, e un telecomando per la televisione.

    La salma è stata tumulata nel Cimitero Monumentale di Milano. Sulla lapide è scritto: «Ho smesso di fumare».

    Sito ufficiale

    I video da You Tube




     
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