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    Ricreare il calcio di strada  (3321 Click)
    Convegno a Urbino 03/05/08 sul calcio giovanle. Atalanta, Bologna e Juventus. Tre metodi.
    03/05/2009
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    Calcio
     

    Atti del convegno

    Principi, compiti e obiettivi di una moderna Scuola Calcio.

    Il calcio controcorrente: una filosofia “nuova”.

    Urbino 3 Maggio 2008

    <<…“Di un occhio a ciò che precede «qualsiasi» risultato, credo, infatti, che non ci sia bisogno soltanto nel calcio, ma anche nella vita di tutti i giorni.Lo sappiamo tutti: una squadra può giocare un gran calcio e perdere (tanto che ormainon scandalizza più nessuno l’allenatore che dice a voce alta: «prima il risultato, poi il gioco»), quel giocatore eseguire quell’incredibile «numero» e non sapere alcunché di come ha fatto a farlo, quel dirigente avere un gran successo sociale e magari essere tanto mediocre, quello scrittore avere tantissimi lettori e avere copiato tutto da quello che non ne ha. Potere e profitto, si sa, non prendono neppure in considerazione le strade, guardano solo alle mete.Sono convinto che ciò – come fa un’umanità peggiore – fa anche peggiore quel mondo del calcio che ho sempre guardato dalla parte degli innumerevoli ragazzini che lo sognano. Per loro occorrono sempre migliori maestri. A loro sono sempre dedicate le mie analisi, perché vorrei che fossero sempre giudicati per quello che davvero han fatto, e non per quello che si vorrebbe avessero fatto prima detto col senno di poi, quando il risultato è noto e sancito.>> F. Accame

    <> J. Valdano

    Carlo Chiarabini

    Direttore del convegno

    _____________________________________________________________

    Ricreare il calcio di strada

    Nella mia esperienza da responsabile e da istruttore nel settore giovanile ho visto “passare” come si suol dire, molti ragazzi. Ciò che mi appassiona di più è valutare la loro evoluzione: nel corso della stagione, a fine anno e poi via via nel corso degli anni, per capire se siamo riusciti a trasmettere loro qualcosa di buono, se siamo stati bravi educatori, se quel bambino che sembrava avere certe qualità poi fosse riuscito ad esprimerle e viceversa se quello invece meno dotato avesse magari fatto passi da gigante. Le risposte a queste domande contribuiscono a formare la nostra maturità in ambito calcistico ma anche umano. Ci fanno capire quali possono essere le variabili che incidono su un determinato percorso, e di conseguenza ci permettono di essere consapevoli di quello che facciamo, aiutandoci a sbagliare di meno. Osservando l’attività dei ragazzi nei vari contesti delle scuole calcio, mi è sembrato di carpire una caratteristica abbastanza comune negli ultimi anni: la mancanza di totale spontaneità dei bambini, collegata agli eccessivi vincoli che noi allenatori imponiamo per raggiungere determinati biettivi. Parlando con Fabio e con altri colleghi, anch’essi istruttori, mi sono detto: “non giocano più come facevamo noi nella strada”. Ed eccoci qui, “ricreare il calcio di strada”, così recita il titolo del mio intervento oggi e proviene un pò dai ricordi che ogni tanto riaffiorano sui periodi cosiddetti “belli”, ovvero quelli di quando eravamo bambini. Mi tornano infatti spesso alla mente le grandi partite, le grandi sfide che facevamo nei lunghi pomeriggi  dopo la scuola, in ogni periodo dell’anno. Che piovesse, facesse freddo o ci fosse il sole poco importava; ciò che contava era solamente la voglia di arrivare a casa, mangiare un boccone e scendere giù in strada con un pallone. E si, perché il teatro del nostro giocare non era di certo lo stadio del paese, ne tanto meno il campetto di periferia; se chiudo gli occhi un attimo e ripenso a quei tempi subito un’immagine mi trovo di fronte: la strada. Badate bene, le grandi sfide potevano consistere in partite cinque contro cinque, tre contro due, uno contro uno, ma anche in giochi diversi come il “chi fa gol va in porta” o il “calcio tennis a muro” e tanti altri. Ora alcuni di voi sapranno di cosa sto parlando, altri un pò più giovani magari no. Ma non voglio di certo stare qua a spiegarvi le particolarità di quei giochi (tra l’altro bellissimi) o di quelle gare; sarebbe interessante ma l’obiettivo è un altro. E’ quello di riflettere su quale valenza didattico-educativa potesse avere, ed ha, la pratica del calcio di strada, e dunque come la sua essenza debba essere a mio avviso capita e riproposta oggi nella nostra attività di insegnamento nella scuola calcio. Tra i vari aspetti positivi che caratterizzano questa esperienza, tre sono di particolare rilievo:

    La formazione del carattere di un ragazzo

    Il vasto esercizio delle tecniche calcistiche

    La gioia del gioco

    Il primo obiettivo mette in risalto come, un gruppo di bambini, riesca ad imparare ad autoregolarsi, gestendo situazioni anche complesse. A volte sbagliando, certo; a volte evidenziando piccole ingiustizie (pensiamo es. al ragazzino un pò sbruffone); altre volte ancora non riuscendo a mettere ogni cosa al posto giusto. Ma si sforzano, e pian piano riescono a trovare l’equilibrio. Iniziano a capire cosa significhi costruire regole e rispettarle, aiutarsi, approfittare di un errore dell’altro. Come dice Jorge Valdano in un suo libro “…non si tratta di un lavoretto ingenuo: stanno imparando a vivere”. Allora quale palestra migliore per formare il carattere di un ragazzo? Da grande, sia che giocherà a calcio, sia che non lo farà, egli dovrà prendere decisioni, ingoiare bocconi amari, sapere che per raggiungere risultati occorre fare sacrifici, capire che a volte neppure questo basta, e tanto altro ancora. Ecco, il gioco del calcio visto in quest’ottica può dare tanto ai  nostri giovani.

    Il secondo aspetto riguarda la gestualità tecnica, intesa nel senso più ampio del termine. Avete mai provato a guardare con attenzione bimbi che giocano per strada? Riescono a fare delle cose che non sembrano possibili. Basta pensare alla nostra esperienza; forse  non ci abbiamo mai fatto caso, ma giocando tra amici senza vincoli o pressioni di sorta, magari la partita di calcetto prima della pizza, riusciamo a compiere dei gesti che, in una partita vera di campionato non immaginiamo nemmeno di provare. Colpi di tacco, tunnel, giocate al volo, tiri di punta e potrei continuare ancora. Questo per farci fermare a riflettere che i bambini, soprattutto nelle fasce di età più basse, hanno bisogno di essere lasciati liberi di esprimersi, anche per poter manifestare certe qualità tecniche che invece noi, con i nostri schemi, troppo spesso freniamo.

    Terzo aspetto, ma primo per importanza, la gioia del gioco. E’ la base dell’insegnamento, la condizione che noi istruttori dobbiamo cercare di creare ogni volta che ci rapportiamo ai nostri bambini. E’ l’aspetto principale dell’attività che svolgiamo e, lasciatemelo dire, oggi troppo spesso trascurato da molti di noi. Il calcio di strada creava emozioni forti, positive e negative. Capitava di gioire per un gol allo scadere, per una partita vinta, di arrabbiarsi per una sconfitta, di piangere per un calcione preso, ma una cosa non mancava mai: la felicità di giocare. Ricordo che al mio paese non si vedeva l’ora di arrivare giù nello spiazzale; si iniziava alle due del pomeriggio di inverno e si finiva alle cinque, nel momento esatto in cui la corriere passava a fianco del nostro “campetto inventato” e decretava la fine. Sudati andavamo a casa, chi aveva vinto, chi aveva perso, con un unico pensiero: che il giorno seguente avremmo ancora giocato assieme.

    Ecco questo solo per capire quanto importante sia stata per noi ragazzi quella strada. E di giocatori bravi ne sono venuti fuori eccome.I tempi però sono cambiati. Per mille ragioni oggi i bambini nella strada non giocano più.

    E non è un problema di spazi, ma appunto di tempi. Tempi intesi sia come momento storico (in questi ultimi venti anni la società è stata stravolta quanto a stile di vita ed in parte è giusto che ci adeguiamo) sia proprio come tempo a disposizione nell’arco della giornata. Oggi un bambino ha la vita programmata come un robot, e questo non è un bene: il lunedì catechismo, il martedì e il giovedì rientro a scuola, il mercoledì fino alle cinque corso di inglese, poi i compiti, poi qualcos’altro. Aggiungiamo che il mattino a scuola trascorrono sei ore spesso come soldatini e il quadro è bello che fatto. Tutto questo ci deve fare pensare e, a mio avviso, deve essere da spunto per capire che quella strada che oggi non c’è più noi la dobbiamo ricreare per i nostri ragazzi e lo possiamo fare nella scuola calcio. Anzi lo dobbiamo fare, sfruttando tutte le modernità e le tecnologie che la società ci mette a disposizione. Allora cerchiamo di essere più autorevoli e meno autoritari, lasciamoli decidere, non indichiamo nelle esercitazioni sempre la via migliore. Invece a volte lasciamo che si prendano la briga di organizzarsi, diamogli la possibilità di scegliere tra più soluzioni, magari sbagliando, per poi aiutarli nella comprensione delle situazioni attraverso il metodo della scoperta guidata, o altri modi che riteniamo opportuni. In questa maniera imparano, ricordano e arricchiscono il loro bagaglio.

    Attenzione però; tutto ciò non è incompatibile con professionalità, con programmazione, con l’essere metodici, con l’insegnamento analitico e quant’altro richiesto per poter insegnare calcio. I metodi sono tutti adeguati, se sviluppati in un contesto in cui il bambino può tirare fuori il meglio di se, dove egli possa imparare giocando e giocando divertendosi. Alla fine siamo sempre noi quelli che riescono a rendere un allenamento divertente e proficuo, stimolante ed impegnativo. Oggi siamo noi che abbiamo la responsabilità di preparargli il terreno, di fare in modo che vengano al campo con entusiasmo, per imparare e divertirsi. Siamo noi a dovergli costruire “la strada”, dove arrivino con il sorriso, e con il sorriso ci salutino quando se vanno via.  Carlo Chiarabini

    Fabio Lepri

    Direttore del convegno

    Una filosofia “nuova”

    L’obiettivo del convegno è di individuare nuove premesse che portino a nuove strategie da applicare nel nostro lavoro. Una filosofia che si fondi su principi comuni sui quali basarsi nella creazione, costruzione dell’attività giovanile.

    Principi utili quindi e non tecniche di allenamento.

    Questa premessa dovrebbe essere l’intenzione con cui guardare ai lavori del convegno. Inevitabilmente siamo portati ad analizzare, scomporre e ridurre la nostra attenzione ai particolari e ciò è importante quanto il mantenerci aperti all’aspetto globale. Il bambino che gioca è l’aspetto globale. Il gioco è lo strumento. Perché giochiamo?

    << I bambini e gli animali giocano perché ne hanno diletto e in ciò sta la loro libertà>> J. Huizinga.

    Il calcio di strada rispetta, quali principi fondamentali, la libertà e il piacere. Perché è importante portare in primo piano queste premesse nello svolgere il nostro ruolo di istruttori, educatori, allenatori? Le argomentazioni che seguono vogliono rispondere a questa domanda per evitare di <> e <> F. Accame.

    Il percorso attraverso le fasi naturali del flusso di energia nel gioco, sono una mia rielaborazione delle fasi naturali del flusso di energia nell’uomo di Jack Painter.

    Dal fluire di quest’onda energetica dipende la piena espressione della nostra vitalità. I nove principi che ne scaturiscono sono:

    1. Sicurezza

    2. Ricettività

    3. Espressività

    4. Libertà

    5. Piacere

    6. Creatività

    7. Gioia

    8. mellow

    9. soddisfazione

    E sono i principi base dei quali essere consapevoli nel nostro ruolo di istruttori. Conoscerli e riconoscerli ci aiuta nella creazione, costruzione, gestione delle attività giovanile e non solo. Ci aiuta ad elaborare strategie di intervento che abbiano una intenzione rivolta all’aspetto globale: il bambino che gioca. Se, nello svolgimento delle nostre sedute di calcio, manteniamo come background iprincipi sopra esposti, potremo allora utilizzare qualsiasi tecnica di allenamento. L’analitico, il globale, la scoperta guidata, la tecnica applicata, sono gli strumenti che, se sapientemente utilizzati, ci permettono di portare i nostri allievi attraverso quelle fasi naturali del gioco che ne realizzano la piena vitalità.

    a

    Daniele Corazza

    Responsabile Tecnico Scuola Calcio Bologna FC 1909

    Il Metodo Mundialito: il gioco del calcio visto con gli occhi di un bambino…

    E’ una metodologia di apprendimento del gioco del calcio improntata sui seguenti 4 aspetti principali:

    DIVERTIMENTO

    Non c’è apprendimento senza divertimento

    COORDINAZIONE

    È la base della motricità di ognuno di noi

    VELOCITA’

    Nel gioco del calcio moderno è un fondamento

    PARTITE

    Abitudine al confronto e alla situazione di gioco

    Il divertimento permette di giocare con grande applicazione, la coordinazione migliora l’aspetto motorio, la velocità consente di arrivare sulla palla prima degli avversari, l’agonismo porta alla vittoria delle partite. Sicuramente agli occhi del lettore si nota la mancanza un elemento base: la tecnica. Essa mi permetto di affermare, è una conseguenza diretta di questi 4 aspetti.

    DIVERTIMENTO:

    Quando con gioia e senza fatica svolgiamo un lavoro, un compito, una qualsiasi cosa che facciamo durante l’arco della giornata: “quando ci divertiamo a farla”. Personalmente amo il calcio, ho amato praticarlo a livello agonistico e attraverso il divertimento ho sempre cercato di trasmetterlo ai miei allievi, sia ai bambini che a giocatori evoluti. Genitori, allenatori, dirigenti, spettatori molto spesso impediscono ai bambini di divertirsi perché pretendono che questi si comportino da adulti, spesso riportando sul bambino aspettative che se divengono realtà dai 6,7,8...fino ai 12 anni ci troviamo di fronte a qualcosa di anomalo. Quando tutti definiscono un giocatore “bravo”?: quando si comporta come un adulto in miniatura.Mi sono sempre chiesto se è normale che un bambino giochi come un giocatore evoluto...Secondo me è normale e corretto che giochi a calcio come un bambino, cioè seguendo il suo istinto per il piacere di correre dietro a una palla. Parlando con giocatori professionisti mi è capitato di sentire:”sai qual è la differenza tra noi e loro? (rivolgendosi ai bambini che giocano nel campo adiacente): che loro si divertono a giocare a pallone!” Il nostro punto di partenza deve essere il divertimento.

    Il 16/03/2008 era ospite alla trasmissione “che tempo che fa” il Commissario Tecnico della nostra nazionale Roberto Donadoni. Il conduttore della trasmissione Fabio Fazio gli ha rivolto questa domanda: Enzo Bearzot diceva al Mundial 82 che l’imperativo categorico era la compattezza, per l’europeo Donadoni quale imperativo categorico dirà ai giocatori? Donadoni risponde: “cercate di divertirvi”.

    COORDINAZIONE:

    Per coordinazione si intende quella capacità motoria che permette di organizzare, controllare e regolare le sequenze nelle quali si articola un movimento. Sulle capacità coordinative, autorevoli autori hanno scritto e condotto abbondanti studi sui quali è necessario che ogni tecnico educatore approfondisca assolutamente. Tra le molteplici tassonomie presentate negli anni ho scelto la classificazione sulle capacità coordinative definita da Blume, che le suddivide in questo modo: accoppiamento e combinazione, differenziazione, equilibrio, organizzazione spazio-temporale, reazione, adattamento e trasformazione, ritmizzazione, fantasia motoria e anticipazione motoria.

    VELOCITA’:

    Nel calcio la velocità-rapidità costituisce una delle doti fondamentali e questo è riconosciuto da tutti. Questa capacità è sempre condizionata dalle situazioni di gioco e dall’abilità tecnica individuale. Per velocità si intende la capacità che ha un soggetto di eseguire azioni motorie alla massima intensità in un tempo minimo. Il periodo sensibile di incremento è dagli 8 ai 12 anni. Quando si analizza un movimento veloce può essere utile considerare se tutto il corpo partecipa al movimento oppure se si esegue l’atto motorio con singole parti del corpo, in questo caso è più corretto parlare di rapidità.La velocità nelle sue diverse espressioni riferita al calcio, possiamo intenderla come segue in varie tipologie:

    A. Velocità di corsa

    B. Velocità di esecuzione

    C. Velocità di comprensione

    D. Velocità di decisione

    Tutto l’allenamento che proponiamo ai nostri bambini deve avere costantemente le caratteristiche di ritmo, velocità,intensità (di stimoli) e creatività. Le esercitazioni ed i giochi proposti devono essere richiesti a livello esecutivo con un gesto tecnico che deve essere concluso nel più breve tempo possibile. E’ importante l’efficacia del gesto tecnico non la perfezione...le partite si vincono spesso così. Quando l’attaccante ha una esecuzione didatticamente perfetta, spesso non segna!

    PARTITA:

    Normalmente gli allenatori lasciano il finale di allenamento per far giocare liberamente ibambini, spesso non curandosi più dei singoli e a volte anche del gruppo, in quanto ci si fa forti della comoda affermazione “lasciamoli giocare”. I giocatori appartenenti alle fasce d’età considerate devono invece, a parer mio, essere si liberi di esprimersi disputando mini partite, ma inserendo un ingrediente importantissimo per la formazione del giocatore: l’agonismo. In pratica strutturo l’ultima parte di allenamento dividendo il gruppo in 4 squadre accattivando l’attenzione dei bambini con nomi di fantasia se siamo di fronte a 5-8 anni, nomi di nazionali o club se sono in campo con giocatori di 9-13 anni. Gioco libero, all’ultimo respiro disputando un vero e proprio “mundialito” organizzato con caratteristiche ben precise:

    A. Intensità con palla sempre in gioco

    B. Zero pause

    C. Gol il più possibile

    D. Agonismo ludico con finale all’ultimo gol organizzando squadre equilibrate

    E. Al termine del gioco tutti i giocatori, devono aver dato tutto

    Questo tipo di partite ci permette di formare caratterialmente tutti i giocatori entrando in campo divertendosi e impegnandosi al massimo, anche perché è lo stesso componente della squadra che ti gratifica e ti stimola a dare il massimo. Inoltre tutti i bambini migliorano e giocano al massimo delle loro capacità, perché sono sempre coinvolti tutti nel gioco. L’agonismo ludico, forma il giocatore nel tempo.

    IL METODO MUNDIALITO E LA TECNICA

    La tecnica calcistica è il complesso dei movimenti, con o senza palla, che più frequentemente si manifestano durante una partita di calcio, nella quale come primo obiettivo abbiano il possesso, la difesa e la riconquista della palla. La tecnica calcistica si divide in tecnica di base e tecnica applicata o tattica individuale. Il gioco mi permette di allenare la tecnica, un esercizio gioco non ha mai un solo obiettivo, ma tanti aspetti migliorativi del giocatore. Nel pensare ad un gioco quindi definiremo più  obiettivi. Ho dedicato una parte alla tecnica calcistica, perché questa sostengo con tutte le mie forze, si allena attraverso il divertimento, la coordinazione, la velocità e la partita, insegnandola globalmente, evitando la noia che uccide il giocatore professionista, figuriamoci il bambino. Un bambino che deve imparare un gesto tecnico corretto, deve avere anche la possibilità di personalizzarlo. Le esercitazioni sono tutte valide e tutte migliorano il singolo bambino, ma devono essere proposte con metodo. Il tecnico educatore deve essere in possesso del metodo, non dell’esercizio, anche perché facendo una semplice considerazione, se per essere bravi allenatori, bastasse conoscere molti esercizi, tutti sarebbero allenatori professionisti di Serie A.

    SELEZIONE DEL GIOVANE TALENTO

    Dai 5 ai 13 anni, per essere precisi dalla categoria FIGC Piccoli Amici, fino alla Categoria Esordienti secondo anno tutta l’attività deve essere sviluppata secondo la metodica sin qui esposta. Il Bologna F.C. 1909 sta ottenendo i risultati di tre anni di lavoro, non sul talento; ma sul bambino. Successivamente, quando ho dato la possibilità a tutti i componenti della scuola calcio di migliorare al massimo delle proprie potenzialità, allora seleziono. Non mi interessa farlo prima perché ci sono troppe variabili nella selezione, quindi il margine di errore è immenso. Questo è dimostrato dalla differenza sulle rose dei club professionistici tra la prima selezione ed i giocatori che arrivano alla primavera. Spesso per esigenze di risultato (forse?), non vado a considerare nel giocatore una serie di componenti importanti fra cui per esempio l’età biologica, infatti la maggioranza dei giocatori che da pulcini, esordienti entrano nelle rose di squadre professionistiche appartengono come mesi di nascita in gennaio, febbraio e marzo con picchi che in alcuni casi arrivano quasi al 40- 50%.

    Come Bologna F.C. 1909 intendiamo andare controcorrente, a partire dalla prossima stagione 2008/2009 la prima squadra selezionata farà i giovanissimi regionali, prima ci sarà solo scuola calcio aperta a tutti per valorizzare i bambini ndipendentemente dalle capacità. Alla luce di quasi 20 anni di campo sono giunto alla conclusione che il postulato calciatori si nasce sia sbagliato. Ritengo che calciatori si possa diventare, partendo da un prerequisito di base: essere allenati in modo corretto. In tutte le partite che vediamo, notiamo un giocatore che spicca rispetto agli altri, successivamente, magari nella stagione seguente ci capita di rivederlo e quel giocatore non è più in grado di fare la differenza, ma si è equiparato ai compagni, livellando le sue capacità calcistiche verso il basso. Perché? Il giocatore aveva un pre-requisito di base ma non è stato timolato in modo corretto oppure in modo non sufficiente, quindi ha perso nel tempo gran parte del suo possibile potenziale? Questa metodologia diversa di insegnamento del gioco del calcio rivolto a queste fasce d’età (5-13 anni) mi consente certamente di sbagliare meno nelle scelte rispetto alle più comuni filosofie di selezione, evitando la perdita di talenti.

    VIDEO INTERVISTA

    1. perché giochi a calcio?

    2. a che età hai incominciato a giocare a calcio?

    3. che ruolo fai?

    4. che ruolo hai sempre sognato di fare?

    5. cosa provi quando segni un gol?

    6. quando perdi una partita cosa pensi?

    7. qual è la cosa che ti piace di più al mondo?

    8. cosa sognavi/sogni di fare da grande?

    9. di quale squadra sei tifoso?

    10. chi è il tuo calciatore preferito?

    CONCLUSIONE

    Alla luce delle mie personali esperienze, ritengo che il nostro calcio vive ancora una fase in cui si pensi tutti troppo ad allenare nello stesso modo: preoccupandoci molto del risultato e poco dei bambini. Per questo ho scelto di seguire una strada nuova a cui ho dato il provocatorio nome di “metodo mundialito”.

    Alessandro Ramello

    Resp. Area Tecnica Juventus Soccer School

    L’esperienza Juventus

    Juventus Soccer Schools è un progetto nato nel 2004 che si rivolge al mondo del calcio giovanile e delle scuole calcio. Frutto della collaborazione tra Juventus Football Club S.p.A. e Juventus Merchandising S.r.l. (società del Gruppo Nike), il progetto ha l’obiettivo di consentire agli appassionati di muovere i primi passi nel mondo dello sport e del calcio seguendo il c.d. “metodo Juventus”. Partendo da queste premesse, grande attenzione è rivolta non solo agli aspetti professionali, ma anche alle componenti formative e di intrattenimento. Un progetto, se vuole raggiungere traguardi positivi, deve necessariamente porsi degli obiettivi ben precisi, finalizzati, mirati, studiati, calcolati ecc.

    L’obiettivo dichiarato di JSS è quello di creare il miglior progetto di scuole calcio al mondo;

    Un obiettivo molto ambizioso ma al quale i responsabili del progetto tendono costantemente. Siccome fin da subito il progetto JSS è cresciuto moltissimo in Italia e ha avuto espansione internazionale, si è avuta la necessita di creare un MODELLO. Il modello JSS si fonda sulla ventennale esperienza del suo ideatore Marco Marchi e si basa sui principi per un corretto avviamento alla pratica sportiva e non dimenticata l’importanza educativa dello sport, del rapporto sport e società, del rapporto sport-salute e sport-professione. Secondo il modello JSS nell’organizzazione di una scuola calcio si deve fare una specie di rivoluzione copernicana in cui il centro dell’attenzione non dovrà essere la società – o peggio l’allenatore – ma dovrà essere il ragazzo – che diventa importante per l’intera struttura perché in futuro sarà: tifoso, amico, sostenitore, atleta, appassionato, fidelizzato,tesserato o meglio ancora futuro “uomo atleta professionista”. Proprio per questa ragione il Centro Studi JSS ha elaborato la Child Protecion Policy, un manuale sulla tutela dei minori.

    Il “modello JSS” è strutturato su vari livelli e prevede anche quello che viene definito modello JSS “on the pitch”. E’ necessario che ogni JSS Coach, nello svolgere quotidiano delle sue mansioni, si cali professionalmente nei compiti e nelle responsabilità che gli sono state affidate, rispettando i canoni educativi, tecnici e psico-motori che la stessa operatività richiede. Le linee guida del modello JSS “on the pitch” in campo passano attraverso quattro capisaldi che sono:

    S.F.E.R.A., il GET, le XP e la gestione “GLOBALE” della seduta.

    S.F.E.R.A.

    E’ capitato a tutti di essere talmente coinvolti da ciò che si sta facendo tanto da provare piacere nel farlo e sentirsi in uno stato mentale particolare in cui la nostra attenzione è totalmente rivolta a all’attività che stiamo svolgendo; Questo stato mentale è chiamato “stato di flow” o “zona di massima prestazione”. SFERA è un termine introdotto in Psicologia dello Sport dallo psicologo torinese Giuseppe Vercelli, e che ha iniziato ad entrare a far parte dei progetti JSS fin dall’inizio, in modo particolare attraverso Juventus University. Entrare in SFERA serve agli allenatori per poter rendere al meglio durante le sedute d’allenamento.  Quando si entra in SFERA tutto sembra naturale, piacevole e divertente. L’acronimo SFERA si compone di cinque termini che costituiscono i cinque cosiddetti attrattori: Sincronia Forza  Energia Ritmo Attivazione

    IL GET

    Il Centro Studi Juventus Soccer Schoools ha coniato il termine GET – GLOBAL EDUCATIONAL TRAINER. Il GET non esiste è una sorta di allenatore perfetto, un punto di arrivo, un obiettivo al quale arrivare. La passione è la migliore motivazione per poter svolgere al meglio la propria attività, ed è una delle caratteristiche più importanti che un GET deve possedere.Il GET deve conoscere e perseguire la filosofia del “Kaizen” tipica del pensiero zen.Questa filosofia introdotta da un economista giapponese nel 1984, Imai Masaaki. Laparola giapponese Kaizen è un termine giapponese e si compone di due termini, Kai (strada) e zen (saggezza). Questa filosofia è detta del miglioramento continuo. Applicare la filosofia Kaizen significa cambiare spesso la propria strategia, il proprio modo di pensare, ricercare nuove metodologie, il tutto per migliorarsi incessantemente. Il GET deve possedere una conoscenza a 365° del mondo in cui è chiamato ad operare: parlando di scuola calcio e di settore giovanile il GET deve avere conoscenze approfondite su tutti gli ambiti ad essa collegati. In modo particolare deve conoscere l’individuo con il quale e per il quale deve operare: il bambino o ragazzo in età evolutiva. Specificatamente deve possedere conoscenze in ambito pedagogico, psicologico e auxologico. IL GET inoltre deve possedere competenze specifiche relative all’insegnamento delle tecniche e tattiche calcistiche in modo da poterle trasferire ai propri allievi. Una delle caratteristiche più importanti che un GET deve possedere è la capacità di autoanalisi con un elevato senso critico. Solo mettendosi sempre in discussione e cercando di mettere in crisi il proprio operato il buon tecnico può crescere e migliorarsi.

    Le XP

    Nel modello JSS i giochi e gli esercizi proposti nel corso della seduta di allenamento vengono chiamati experience (Xp). Questo sta a significare che nel processo di crescita dei giovani calciatori tutte le esperienze motorie che i giovani atleti ossono fare concorrono, unitamente alle correzioni e agli input provenienti dall’esterno al processo formativo.All’interno di singola seduta d’allenamento, ogni xp riveste un’importanza fondamentale. Le Xp devono fornire stimoli sempre nuovi in modo da garantire ai bambini la possibilità di poter vivere esperienze motorie sempre nuove che gli permettano di arricchirsi e giorno dopo giorno migliorare il proprio vissuto sportivo. Le Xp dovranno essere programmate in modo da garantire il perseguimento degli obiettivi prefissati in fase di programmazione della seduta d’allenamento.All’interno di ogni seduta d’allenamento la successione delle xp dovrà inoltre garantire un corretto incremento dell’intensità e la presenza di una fase di warm-down prima del rientro negli spogliatoi.La successione delle xp dovrà prevedere la corretta progressione didattica in modo tale da arrivare a “giocare la partita” attraverso una serie di xp all’interno delle quali i bambini sono chiamati a giocare in esercizi che presentano le stesse caratteristiche della partita:

    - grande intensità

    - presenza degli avversari

    - ricerca del gol

    - ricerca della vittoria

    - sano agonismo

    - gioco di squadra

    Durante le Xp i GET devono sempre tenere in considerazione due cose: la prima è un antico detto di Lao Tze «Ascolta e dimentica, guarda e ricorda, fai e capisci»; la seconda è che a qualsiasi bambino di qualsiasi scuola cacio chiedessimo cosa vorrebbe fare durante la seduta di allenamento egli ci risponderebbe due cose “Tiri in porta e partita”. Compito dell’allenatore è programmare xp che garantendo il perseguimento degli obiettivi prefissati in fase di programmazione riescano ad accontentare il più possibile le richieste e le volontà di divertimento dei bambini. Di conseguenza le xp dovranno prevedere quando possibile la conclusione a rete.

    La Gestione Globale della seduta di allenamento

    Il modello Juventus Soccer Schools ha posto come suo principio fondamentale che l’allenatore, oltre ad avere un bagaglio di esperienze e conoscenze ottimale, adotti un modello di comportamento che lo distingua e gli permetta di migliorare la sua efficacia. Non solo regole di comportamento, ma anche attenzione a tutte le mansioni che deve svolgere prima, durante e dopo l’attività su campo. Tutti gli allenatori hanno l’esigenza di gestire l’allenamento nel miglior modo possibile e con la massima efficacia e proprio per questo è importante che il JSS Coach abbia ben chiare quali sono le sue mansioni e come deve svolgerle. Non solo esercizi ma … Allenare non significa solo preoccuparsi dell’esercizio. Il JSS Coach deve assolvere ad una serie di mansioni di seguito riportate in ordine cronologico.

    Programmare allenamento, Preparare materiale e campo, Preparare spogliatoio, Attesa dei giocatori, Controllo e contatto nello spogliatoio, Ingresso in campo, Esercizi, giochi, partite … Uscita dal campo, Aiuto e contatto nello spogliatoio, Consegna alle famiglie,

    Controllo spogliatoio, materiale, Verifica e valutazione. Secondo il modello JSS tutte queste sottosezioni della seduta rivestono grande importanza e quindi a tutte va attribuito il giusto valore da parte del Coach che deve svolgerle tutte con grande attenzione e con dovizia di particolari. Alessandro Ramello

    Gennaro Testa

    Resp. per lo sviluppo dell’attività giovanile

    Settore Tecnico Coverciano

    Un calcio al sociale

     

     

    Stefano Bonaccorso e Lucia Castelli

    Responsabile Tecnico Scuola Calcio Atalanta

    Psicopedagogista consulente Settore Giovanile Atalanta BC

    L’esperienza Atalanta B.C.

    La filosofia dell’Atalanta B.C. è quella di formare i calciatori per inserirli nella sua squadra professionistica che milita nel campionato di serie A e di identificare nel proprio marchio la Società che valorizza i giovani . Per raggiungere tale finalità la Società investe mezzi, risorse umane, professionali, finanziare. Nella gestione Favini (responsabile del Settore Giovanile) di questi ultimi 16 anni il Settore Giovanile ha raggiunto importanti traguardi, fra cui:

    - Nella stagione 2007/2008, 22 giocatori provenienti dal vivaio Atalanta giocano in serie A; 32 giocano nel campionato della serie B; 3 giocano all’estero

    - 57 giocatori provenienti dal vivaio Atalanta hanno esordito con la maglia nerazzurra (in serie A e/o B)

    - L’Atalanta è al secondo posto in Italia e al quarto in Europa, nella classifica dei club che valorizzano i giovani, grazie al numero di giocatori provenienti dal proprio Settore Giovanile che ha esordito nella massima serie (27 giocatori – stagione 2006/2007).

    - 10 giocatori del vivaio Atalanta vestono la maglia azzurra Under 21

    I criteri di selezione del giovane giocatore riguardano sia l’aspetto tecnico, sia l’aspetto fisico –atletico, sia quello tattico e comportamentale.

    CINQUE AREE PER CRESCERE I GIOVANI TALENTI

    In questa ottica di valorizzazione dei giocatori del Settore Giovanile, l’Atalanta B.C. è organizzata nelle seguenti aree, ciascuna con le proprie funzioni e finalità:

    AREA TECNICA con la finalità di ricerca, selezione, allenamento

    AREA ORGANIZZATIVA con finalità logistiche, di coordinamento, organizzative

    AREA MEDICO-SANITARIA con finalità preventive e curative rispetto alla salute dei giovaniatleti

    AREA EDUCATIVO-FORMATIVA con finalità formative (e di supporto) dei giovani calciatori,degli allenatori, delle famiglie

    AREA RELAZIONI ESTERNE con finalità di instaurare, mantenere, migliorare i rapporti conil territorio (Società sportive, sponsor, ecc.) e le istituzioni (scuole, università, Enti Locali,ecc.), di migliorare le conoscenze tecniche, metodologiche, prestative (centro studi e ricerche) e di organizzare eventi

    I 212 giovani atleti sono così seguiti da un considerevole numero di persone (allenatori, dirigenti e accompagnatori, medici, massaggiatori, psicopedagogista, educatori, laureati in scienze motorie, operatori sportivi, autisti, segretari, magazzinieri, ecc.)

    LA FORMAZIONE CONTINUA

    L’Atalanta con il suo modo di lavorare vuole assicurare ai propri giocatori una formazione umana e personale parallela a quella sportiva. A tale scopo ha scelto la strada della qualità professionale, garantita da una formazione continua dei suoi operatori e, nei limiti del possibile, dei genitori, componente essenziale del processo di crescita dei giovani giocatori. Consigliamo sempre ai genitori e ai ragazzi di vivere l’esperienza Atalanta come un’opportunità transitoria, mai come una sistemazione definitiva. I genitori devono essere equilibrati loro stessi e commisurare le aspettative alle reali capacità del figlio. Solo così il giocatore può tenere i piedi per terra. Stiamo tentando anche di iniziare una “scuola di tifo” per genitori, affinché non si trasformino in “ultras” dei propri figli. La prima squadra da formare in un settore giovanile si configura come un team di adulti formatori così composta: allenatori qualificati, dirigenti lungimiranti, genitori equilibrati, educatori competenti, medici sportivi esperti, massaggiatori capaci, accompagnatori preparati, autisti diligenti, magazzinieri ordinati, segretari puntuali, sponsor appassionati.

    E’ impensabile educare i nostri ragazzi allo sport, appreso e vissuto in modo corretto, tralasciando di formare gli adulti dai quali traggono modelli e acquisiscono stili di vita.

    UNA PROGRAMMAZIONE ATTENTA ALL’ETA’

    La programmazione degli obiettivi motori, tecnici, fisico-atletici, tattico-strategici, psicologici ed educativi è calibrata per fasce d’età, consapevoli che il raggiungimento della massima prestazione di gioco è una meta lunga e faticosa, che può essere raggiunta con molta pazienza, consentendo ai giocatori di godere le tappe della loro vita fino in fondo, senza fretta e pressioni. I principi guida per i giovani calciatori dell’attività di base sono la partecipazione attiva, l’inclusione, il turn over per consentire a tutti di raggiungere i propri traguardi personali. Per quanto riguarda i risultati con i più piccoli viene privilegiato quello sportivo-formativo, con i più grandicelli si ricerca il giusto equilibrio fra il successo sportivoformativo e quello agonistico.

    IL GIOCO: UN POTENTE MEZZO EDUCATIVO ED ALLENANTE

    Le attività utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi sopraccitati per i piccoli giocatori (pulcini-esordienti) privilegiano il gioco, le situazioni di gioco, gli 1>1 e le partite, consapevoli che questi sono degli ottimi mezzi sia per soddisfare i bisogni tipici dei bambini, sia per allenare contemporaneamente tutti i fattori della prestazione. Negli allenamenti diamo molto spazio alle attività ludiche anche perché sono molto divertenti e in tal modo i piccoli calciatori si appassionano al calcio e se sono appassionati la loro motivazione ad imparare cresce continuamente e i loro apprendimenti migliorano. I giochi vengono proposti con una progressione rispettosa dell’età dei bambini e questo li guida gradualmente all’agonismo. Attraverso i giochi i giocatori in erba imparano ad affrontare le molteplici situazioni dello sport e della vita: l’io, l’altro, le regole, il divertimento, la vittoria,la sconfitta, la lealtà, l’errore, l’egoismo, la solidarietà, la gioia, la rabbia, la sfida, il rischio,la paura, ecc.




     
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    UtenteData/OraCommento
    Utente non registrato23/01/2010
    20.27.05
    Il calcio di strada non esiste più, dobbiamo saper insegnare correttamente la tecnica calcistica, Bruno Bolchi, consigliere Federale già dal 2003 a denunciato che : " ....da una quindicina di stagioni, quasi tutti gli allenatori dei Settori Giovanili, hanno sposato le nuove idee abbandonando l'insegnamento della tecnica". E 'necessario un confronto sul campo, per definire le esercitazioni specifiche che determinanano un sicuro apprendimento verificabile oggettivamenmte.
    Utente non registrato23/01/2010
    20.30.59
    non avevo firmato il comento sopra riportato. saluti Roberto Scandroglio


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